AI-washing: la truffa dell’intelligenza artificiale che gonfia il mercato tech
Il mercato legato all’Intelligenza Artificiale (IA) ha registrato una crescita molto rapida e significativa negli ultimi anni con dati che ne evidenziano l’espansione, sia a livello globale che in Italia.
Il mercato dell’IA vale oggi più di tredici volte quello del 2014, indicando una crescita esponenziale in poco più di un decennio e come ogni grande promessa, attrae anche chi ne approfitta.
Cos’è l’AI-washing
L’AI – washing altro non è se non un millantato credito realizzato attraverso un uso strategico e ingannevole dell’IA per aumentare la propria reputazione, attirare investimenti e posizionarsi come innovatori.
Con l’AI-washing le aziende offuscano le proprie presentazioni riferendo su mirabolanti quanto inesistenti piattaforme di intelligenza artificiale di cui ne esaltano le caratteristiche, per ottenere vantaggi economici e mediatici, andando così ad inserire un mattone nella confezione del loro cliente. Qualcuno potrebbe definirla come una velata truffa, altamente innovativa, per gonfiare le valutazioni delle aziende; nella sostanza è la storia che si ripete…la storia delle bolle delle dot.com che ancora una volta ci scoppierà in mano lasciandoci con un pugno di mosche.
Il caso Builder.AI
Builder.AI è un’azienda fondata nel 2016 che nel corso degli anni ha attratto importanti investimenti e ha stretto partnership strategiche, consolidando la propria posizione nel panorama tecnologico. Questa azienda aveva l’obiettivo ambizioso di democratizzare la creazione di software, rendendola accessibile anche a chi non ha competenze tecniche. L’idea alla base era tanto semplice quanto rivoluzionaria: utilizzare l’intelligenza artificiale per scrivere blocchi di codice, un po’ come costruire con i LEGO, permettendo così di creare applicazioni e software personalizzati in modo più rapido ed economico. Il caso Builder.AI descrive alla perfezione quello a cui ci stiamo riferendo… Soluzioni pseudo-AI, macchine inesistenti, uomini travestiti da bot che vendono fumo spacciandolo per tecnologia altamente avanzata. Oltre alla tecnologia fittizia le recenti accuse parlano anche di fatturati quadruplicati nel giro di pochi anni.
Le prime sanzioni della SEC
Il caso Builder.AI non è purtroppo un caso isolato. La U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) ha infatti sanzionato due società d’investimento, Delphia e Global Predictions, per il millantato uso di intelligenza artificiale. In tutti e due i casi, le tecnologie IA vantate non corrispondevano alla realtà.
Meta e Scale AI. Si sta gonfiando un’altra bolla?
In tema di valutazioni eccedenti le scale di misurazione ordinaria, basate su fondamentali come flussi di cassa e sostenibilità economica, Meta sarebbe in trattativa per acquisire una consistente partecipazione in Scale AI (investimento di 14 miliardi), una delle principali aziende specializzate nell’addestramento di modelli di intelligenza artificiale.
In questo caso non parliamo di AI-washing, tuttavia il caso rende l’idea di quanto possano essere gonfiate le valutazioni delle aziende IA (al punto da farle assomigliare alle bolle dot.com) e quanto siano disposti a investire le big tech, nell’euforia generale, per inseguire l’IA.
Michele Quinto
